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Mentre l'Aula di Montecitorio lavora per ripristinare il diritto soggettivo, le Commissioni di Senato e Camera stanno per esprimere i propri pareri sullo schema di regolamento per i contributi all'editoria, che si applicherà a partire dai contributi 2011. Si sono già espresse le Commissioni Lavori Pubblici e Affari costituzionali del Senato e la Commissione Bilancio della Camera. Manca all'appello solo la Commissione cultura della Camera.
LaCommissione Lavori Pubblici di Palazzo Madama ha chiesto al Governo di precisare che si faccia espresso riferimento, tra le emittenti che possono chiedere i rimborsi, anche alle radio e alle tv che trasmettono sul digitale terrestre; che il termine di presentazione della domanda sia posticipato al 28 febbraio; e che infine, sempre per le radio e le tv, il rimborso massimo consentito sia automaticamente rivalutato ogni anno secondo l'indice Istat; che i requisiti occupazionali previsti per le agenzie di informazione radiofonica debbano essere posseduti come media nell'anno per cui si chiedono i contributi; che i costi rimborsabili per la determinazione del contributo siano quelli dell'anno per cui il contributo stesso viene chiesto (senza alcun riferimento agli anni precedenti) e che non trovi di conseguenza applicazione la limitazione introdotta dalla legge finanziaria 2007 (per la quale i costi non possono aumentare oltre il tasso di inflazione programmata). Queste ultime due richiese sono presenti anche nel parere della Commissione Affari Costituzionali, la quale ha chiesto, anche di valutare l'opportunità di mantenere il regime vigente dei contributi alle radio delle minoranze linguistiche e ha invitato il Governo a estendere il diritto ai contributi anche ai quotidiani di partiti che alla data del 31 dicembre 2005 facevano parte, come componente politica, del gruppo misto della Camera. La Commissione Bilancio della Camera ha invece espresso parere favorevole, chiedendo però al Governo di ripristinare i limiti che la legge attualmente prevede per l'ammissione ai contributi diretti, anche se in rapporto alla tiratura: ossia il 25 e il 40 per cento, rispettivamente per testate nazionali e locali, in luogo del 15 e 30 per cento attualmente previsto dal regolamento. Si chiede anche "l'introduzione di un vincolo minimo relativo alla presenza in edicola, che potrebbe essere stabilito in misura non inferiore al 40 per cento per i giornali nazionale e al 60 per cento a quelli locali"; di escludere dall'accesso ai contributi diretti e indiretti, "particolari tipologie di giornali che non rivestono carattere informativo-redazionale, come, ad esempio, i giornali prevalentemente di scommesse"; e infine di applicare il requisito occupazionale dei 5 giornalisti a tempo indeterminato per le testate che ricevono contributi fino a 2 milioni (e non, come prevede il regolamento, ltre i 2 milioni) prevedendo un tetto più elevato per quelle che ricevono più di 2 milioni. Da sottolineare che il dibattito, svoltosi nei giorni scorsi, ha chiarito alcuni punti. Il Governo ha confermato le previsioni contenute nella relazione tecnica, ribadendo i risparmi di spesa attesi dal contemporaneo abbassamento del contributo fisso sia in percentuale (dal 60 al 50 per cento dei costi) sia in assoluto (il tetto massimo passa da 2 milioni e 65mila euro a 2 milioni). Resta inevasa la questione, sollevata dal relatore in Commissione Bilancio alla Camera, Rocco Girlanda, dei fondi destinati al credito agevolato, teoricamente confermati nel regolamento ma in pratica assenti (i relativi capitoli sono stati amntenuti in vita nell'attuale bilancio solo per la gestione dei residui). Più in generale, permane un trattamento di favore per i giornali di partito rispetto a quelli delle cooperative: i primi continuano a essere pagati sulla base della tiratura e non della diffusione, come i secondi. Situazione che si replica nel settore radiofonico: le radio organi di partito accedono al rimborso del 70 per cento di tutti i costi ammissibili, non solo dei canoni di abbonamento alle agenzie, come le altre radio e tv locali. Lo stesso Bonaiuti è intervenuto in Commissione, sottolineando che il provvedimento è solo un'anticipazione di quella riforma dell'editoria che l'emendamento poi presentato al milleproroghe promette per il prosieguo dell'anno: nel frattempo, si cerca di frenare i furbi e premiare chi veramente ha bisogno dei contributi, riportando questi ultimi alla loro missione originaria, ossia quella di favorire il pluralismo e la libertà di stampa. |