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Dai contributi all'editoria al codice del web, il 2010 dei mass media Stampa E-mail
Il difficile equilibrio tra ordine pubblico e libertà di informazione e manifestazione del pensiero, il contrasto alla crisi dell'editoria e la lotta alla pirateria digitale. Intorno a questi temi ruoterà l'agenda del diritto dell'informazione e della comunicazione nel 2010, un anno in cui potrebbero vedere la luce importanti novità. Vediamole nel dettaglio.

Editoria: l'attenzione è rivolta soprattutto all'emanazione del nuovo regolamento sui contributi pubblici. Medialaw seguirà con attenzione le ultime e decisive fasi dell'iter del provvedimento, illustrato dal sottosegretario Bonaiuti alle Camere ormai quasi un anno fa. Uno strumento di razionalizzazione indispensabile nel momento in cui il governo prosegue con i tagli al Fondo per l'editoria. Il cammino non sarà facile, considerando anche la crisi che in questo anno inasprirà i propri effetti sia sui bilanci delle aziende, sia sul mercato (si continua a vociferare di fusioni, acquisizioni e chiusure di testate e agenzie), sia sui livelli occupazionali. Finora gli strumenti messi in campo da Governo e Fieg hanno attutito gli effetti della recessione: il rifinanziamento della cassa integrazione e del fondo per i prepensionamenti basteranno nei prossimi mesi?

Giornalismo: riforma delle intercettazioni e dell'Ordine dei giornalisti in primo piano almeno nella prima metà dell'anno. Sul primo punto, dopo l'approvazione tra le polemiche da parte della Camera, il ddl si è fermato al Senato. La Commissione Giustizia di Palazzo Madama sta procedendo a una lunga serie di audizioni: si prospettano tempi lunghi, anche perché il tema non è più ai primi punti dell'agenda di Governo. Quel che è quasi certo è che il testo sarà modificato e dunque dovrà tornare alla Camera per l'approvazione definitiva. Quanto alla riforma dell'Ordine, a inizio novembre Giancarlo Mazzuca, giornalista e deputato ma soprattutto relatore del progetto di legge presso la Commissione cultura di Montecitorio, aveva promesso tempi stretti. Dopo di allora, non se ne è praticamentre più parlato. C'è un'ampia convergenza sui cardini della riforma: la modifica dell'accesso alla professione (imponendo il possesso di una laurea specialistica o master biennale per diventare professionisti e un corso con esame per diventare pubblicisti), la riduzione dei componenti del Consiglio nazionale e la riforma del sistema elettorale, l'istituzione della Commissione deontologica nazionale e del Giurì per la correttezza dell'informazione. Il percorso potrebbe essere breve, ma anche strozzato da altri provvedimenti sicuramente più urgenti.

Tv: è l'anno dello switch off dall'analogico al digitale terrestre in tutto il Nord: iniziano Piemonte orientale e Lombardia nel primo semestre, poi toccherà a Veneto, Emilia Romagna, Friuli e Liguria. Ma anche l'anno del recepimento della direttiva servizi, col corollario di polemiche sui nuovi tetti publicitari per i canali pay e satellitari. Nelle prime settimane dell'anno, l'Agcom conclude l'istruttoria sulla numerazione automatica dei canali del digitale terrestre. Scade il contratto di servizio della Rai: l'Authority ha già pubblicato le linee guida, con annesse polemiche con l'Ordine dei giornalisti sui meccanismi di controllo deontologici dell'informazione.

Internet: concluso l'iter europeo del pacchetto Telecom, si continuerà a discutere di lotta alla pirateria digitale, censura e regolamentazione della Rete. Spagna e Gran Bretagna si apprestano a seguire l'esempio della Francia: disconnessione in caso di ripetute violazioni del diritto d'autore. Se ne parlerà anche in Italia, questo è certo. La guerra tra major e sistemi peer to per continuerà con alterne fortune da una parte e dall'altra. Atteso anche il codice di autoregolamentazione promosso dal ministro dell'Interno Maroni per evitare l'apologia e l'istigazione di reati sulla Rete.

 
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