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Rush finale per le nuove tariffe postali agevolate, ma la grande riforma? Stampa E-mail

A giorni arriverà il decreto interministeriale sulle nuove tariffe postali agevolate per i prodotti editoriali. Un'accelerazione improvvisa, dopo lo stop alle tariffe della scorsa primavera e il no della Ragioneria generale dello Stato che aveva bocciato l'accordo tra editori e Poste, faticosamente raggiunto a fine luglio. In queste ultime settimane, però, prima l'emendamento al decreto legge sul trasporto marittimo, poi il parere positivo del sottosegretario all'editoria Bonaiuti al decreto interministeriale, hanno sbloccato la situazione. Ora, entro fine ottobre, arriveranno le nuove tariffe agevolate per gli editori; e fino al 2012, il debito dello Stato nei confronti di Poste italiane non aumenterà, con la possibilità per il Governo di dirottare nuovi fondi ai contributi diretti.

Le tappe: a fine marzo un decreto ministeriale sospende le tariffe postali agevolate. Di colpo, i costi delle spedizioni aumentano del 100 per cento per i periodici e del 120 per cento per i quotidiani. A fine luglio, editori e Poste raggiungono un accordo, che presuppone la rinuncia dell'ente al rimborso da parte dello Stato. Ma la Ragioneria generale dello Stato boccia la bozza di decreto che doveva recepire quell'intesa, perché, vigente il decreto legge 353 del 2003, Poste non può rinunciare al rimborso. Soprattutto, occorre una norma con forza di legge per disapplicare il decreto stesso, non basta, com'è ovvio, un semplice decreto ministeriale.
Detto fatto: il Parlamento approva un emendamento al decreto legge sul trasporto marittimo e disapplica il diritto al rimborso fino al 31 dicembre 2012, demandando la determinazione delle nuove tariffe a un decreto adottato dal Ministro dello sviluppo economico, di concerto con quello dell'economia, la determinazione delle nuove tariffe massime applicabili, senza oneri per il bilancio dello Stato. Bonaiuti firma subito il suo parere non ostativo, e a giorni è attesa la pubblicazione in Gazzetta ufficiale delle nuove tariffe che si applicheranno a partire dal 1 settembre. Restano scoperti, dunque, solo i mesi da aprile ad agosto compresi. In precedenza, va ricordato che già la legge 99 del 2009 che aveva parametrato il rimborso sulla differenza tra la tariffa determinata nel decreto ministeriale del 2002 la tariffa convenzionata più favorevole per gli editori; il milleproroghe 2009 aveva poi escluso le tariffe postali per i prodotti editoriali dal blocco previsto per le altre tariffe pubbliche dal decreto legge 185 del 2008, consentendo di rimettere mano al settore.

Il futuro: sullo sfondo, resta il problema enorme del debito dello Stato con Poste italiane: anni di mancati rimborsi (a beneficio dei contributi diretti) l'hanno fatto lievitare fino a circa 900 milioni di euro, e alla fine il Governo si è dovuto arrendere, sottraendo risorse alle radio (con la soprresione del rimborso dell'abbonamento alle agenzie di informazione) e ai giornali stampati fuori dall'Ue (con la cancellazione del contributo per l'acquisto della carta). Fino al 31 dicembre 2012, il debito quantomeno non crescerà, se non per gli interessi (circa 16 milioni l'anno). Resta in sospeso la questione delle testate no-profit, che hanno subito dal 31 marzo aumenti anche del 500 per cento dei costi di spedizione e per le quali il dl incentivi (decreto legge 40 del 2010) ha stanziato 30 milioni. Ma si tratta di soldi che verranno reperiti dal contenzioso tributario che scade il 29 ottobre e dunque solo dopo quella data potranno essere effettivamente determinati.
Restano molte domande irrisolte: che fine ha fatto il decreto del presidente del Consiglio dei ministri che entro il 30 giugno avrebbe dovuto individuare le risorse da stanziare, a seguito del monitoraggio effettuato sulla spesa derivante dal ripristino del diritto soggettivo ai contributi diretti? Che fine ha fatto il regolamento di riforma della materia dei contributi, che da marzo attende di essere portato alla firma del presidente della Repubblica, dopo aver esaurito i suoi passaggi parlamentari? Che fine hanno fatto gli stati generali dell'editoria, più volte promessi dal sottosegretario Bonaiuti? E che fine ha fatto la grande riforma del settore, anche questa promessa due anni fa dal Governo e ancora, di fatto in alto mare? Come ogni anno, si susseguono appelli, il 2011 è vicino e testate storiche rischiano la chiusura. Bonaiuti prende tempo, la crisi morde e tutte le aziende, anche quelle più grandi, hanno fatto ricorso a casse integrazioni e prepensionamenti. Le cifre fornite da Fnsi, Mediacoop, Articolo 21 e Comitato per la libertà d'informazione e il pluralismo in una recente conferenza stampa al Senato sono impietose: 92 testate destinate a chiudere entro fine anno e almeno 4mila lavoratori tra giornalisti e poligrafici a rischio disoccupazione, senza contare i dani al pluralismo. Preoccupa soprattutto la situazione delle agenzie, che si vedono costantemente ridotte le convenzioni soprattutto dalle amministrazioni pubbliche. Basterebbe, dicono opposizione, editori e giornalisti, riproporre nuovamente l'aumento di un punto percentuale della Robin Tax, che aveva garantito al settore 70 milioni in più l'anno negli ultimi due anni. Oppure, prevedere un'asta competitiva per l'assegnazione delle nuove frequenze digitali terrestri.

 
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