Hadopi2 e Pacchetto Telecom, la guerra ai pirati continua

Tra Parigi e Strasburgo in questi mesi si sta combattendo la battaglia forse decisiva dell'eterna guerra tra le major discografiche e cinematografiche. A giorni dovrebbe arrivare la decisione del Consiglio costituzionale francese sulla legge Hadopi2, fortemente voluta dal presidente Sarkozy. E il Parlamento europeo si appresta a rinegoziare con il Consiglio il famoso emendamento 138 al pacchetto Telecom,che altro non è che la riproposizione, in una direttiva europea, della nuova versione della legge francese.

Breve riassunto. A inizio anno, il Parlamento francese vota una legge che consente a un'autorità amministrativa di nuova istituzione, l'Hadopi (acronimo di "Haute Autorité pour la diffusion des ouvres et la protection des droits sur l'Internet") di monitorare il traffico Internet alla ricerca di utenti che scaricano illegalmente file e torrent protetti dal diritto d'autore. Individuato il reo, l'autorità gli invia due avvertimenti, uno via mail, uno per raccomandata. Se anche dopo questi due avvertimenti il download prosegue, l'Hadopi può tagliare la connessione Internet. Il Consiglio costituzionale annulla la legge, in base al principio per cui una limitazione al diritto di comunicare e informare può essere decisa solo da un'autorità giudiziaria. A metà settembre il Parlamento approva di nuovo la legge, accogliendo le istanze del Consiglio costituzionale: resta il sistema degli avvertimenti, ma la sanzione del taglio della connessione (con obbligo di rispettare il contratto col provider e dunque continuare a pagare il canone di abbonamento) può essere decisa solo da un giudice, a conclusione, tuttavia, di una procedura sommaria, senza contraddittorio e senza diritto di difesa per l'imputato. Previste anche delle sanzioni accessorie nei casi più gravi: multa fino a 300mila euro e due anni di carcere. Si attende ora, come detto, la decisione del Consiglio costituzionale sul ricorso presentato dall'opposizione.

Tra la prima e la seconda versione di Hadopi, a Strasburgo il Parlamento europeo e il Consiglio si accordano sul Pacchetto telecom, un insieme di cinque direttive che modificano le norme in vigore in Europa sulle comunicazioni. E la versione che arriva all'ultima sessione plenaria prima delle elezioni europee non contiene il famoso emendamento 138, introdotto in prima lettura, che stabilisce quanto già affermato dal Consiglio costituzionale francese: solo un'autorità giudiziaria può imporre limitazioni ai diritti e alle libertà fondamentali degli utenti di Internet. Il testo arrivato in aula sostituisce questa affermazione con un richiamo molto generico ai diritti e alle libertà fondamentali ("le misure adottate per quanto riguarda l'accesso o l'uso di servizi e applicazioni attraverso reti di comunicazione elettronica da parte degli utenti finali devono rispettare i diritti e le libertà fondamentali delle persone fisiche, anche in relazione alla vita privata, alla libertà di espressione e di accesso alle informazioni e al diritto ad una sentenza di un tribunale indipendente e imparziale istituito dalla legge e che agisca nel rispetto di un processo equo"). Il tutto però nell'articolo che riguarda i poteri delle autorità amministrative, e quindi delle varie future Hadopi nazionali. Ma il Parlamento non ci sta: riapprova a larghissima maggioranza l'emendamento 138 (407 sì, 57 no e 171 astenuti) e fa cadere l'intero compromesso.

Si va allora al comitato di conciliazione su tutto il pacchetto, ma nella prima riunione del 29 settembre i rappresentanti del nuovo Parlamento europeo decidono di rinegoziare solo l'emendamento 138. Ora ci sono otto mesi di tempo (la prossima riunione è fissata per il 10 novembre) per arrivare a un accordo, che comunque dovrà essere ratificato ancora una volta dai due organi, Parlamento e Consiglio (pena la definitiva decadenza dell'intero progetto di riforma). Caso ha voluto che la prima riunione del comitato si sia tenuta proprio il giorno prima dell'approvazione dell'Hadopi2 in Francia e che proprio in queste settimane il Governo inglese abbia presentato un suo progetto di legge basato anch'esso sulla disconnessione come sanzione estrema. Prima, però, tra le sanzioni intermedie, Londra vorrebbe imporre ai provider di vietare l'accesso ai siti e ai sistemi di condivisione di file, di ridurre la velocità di collegamento o sospendere temporaneamente l'accesso. Il progetto non è ancora stato messo nero su bianco: il Governo ha aperto una consultazione con utenti e provider, che tuttavia si sono già detti contrari (come già i loro omologhi statunitensi) a assumere poteri di polizia del web. Non solo: ma anche oltremanica sarebbe un'autorità amministrativa (l'Ofcom) a richiedere ai provider una lista dei computer che hanno scaricato film e musica protetta e inviare gli avvertimenti.

Perché poi, al di là della legittimità e opportunità della disconnessione come sanzione per la violazione dei diritti d'autore, il vero problema è proprio questo. Per rintracciare i download illegali, le autorità amministrative (o, peggio, le imprese private) dovrebbero setacciare tutto il traffico Internet degli utenti, anche sulla base di una semplice segnalazione: mail, siti visitati, file scambiati non protetti da copyright, comunicazioni riservate. E tutto questo senza alcun mandato giudiziario. C'è già una società, la Logistep, che lo fa in tutta Europa al soldo dell'industria dell'intrattentimento: il suo operato è stato giudicato illegittimo dal nostro Garante della privacy e dalla corte costituzionale tedesca, ma perfettamente in linea con la legge da un tribunale svizzero.

Come si vede, è necessario arrivare a una posizione comune europea, che però non dimentichi che Internet è un diritto fondamentale dei cittadini del terzo millennio. Una soluzione è stata proposta da Brein, un'associazione di difesa del copyright attiva in Olanda, nel corso del processo intentato contro Mininova, un motore di ricerca di file pirata. Brein aveva proposto l'installazione di un filtro basato su parole chiave e impronte tattili digitali, che consentissero ai detentori dei diritti d'autore di chiedere la rimozione del link alle loro opere (rimozione che Mininova concedeva sempre). Risultato: il Tribunale ha ordinato al sito di rimuovere tutti i link, anche quelli non segnalati, pena una maximulta di 5 milioni di euro.