| Contributi: torna il diritto soggettivo, ma è una guerra tra poveri |
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Ormai il canovaccio è uguale, di anno in anno: il Ministero dell'Economia taglia i fondi, per settimane editori e giornalisti si mobilitano, paventano scioperi e chiusure, e alla fine i fondi, in un modo o nell'altro si trovano. Magari scatenando la guerra tra poveri. Nel passaggio parlamentare del decreto milleproroghe, i fondi dell'editoria per il 2008 sono stati confermati anche per i contributi del 2009, ripristinando il cosiddetto diritto soggettivo cancellato dalla Finanziaria (l'articolo 10-sexies è stato introdotto alla Camera e confermato dal Senato giovedì 25 febbraio).
Con tante perplessità, però: perché se già lo scorso anno, per privilegiare i contributi diretti, si tirava la coperta aumentando il debito nei confronti di Poste italiane per i rimborsi tariffari, oggi addirittura si cancella il rimborso degli abbonamenti alle agenzie di stampa per le radio locali. Per farla breve: i 70 milioni in più, che la scorsa estate il Parlamento aveva stanziato aumentando la cosiddetta Robin tax, dovranno arrivare direttamente dal bilancio della Presidenza del Consiglio. Sia all'interno del bilancio del dipartimento dell'editoria, sia attingendo alle "spese rimodulabili" (e l'Idv traduce: dai fondi per il servizio civile). Si torna a quota 130-150 milioni, ma quanta fatica. L'emendamento presentato dall'Aula di Montecitorio e appoggiato da Governo e maggioranza prevede che "nelle more della riforma organica del settore dell'editoria" ai contributi diretti (a radio e giornali di partito, quotidiani e periodici di cooperative giornalistiche no profit, di minoranze linguistiche, per non vedenti, radio che trasmettono almeno 9 ore al giorno di trasmissioni informative e canali satellitari tematici di informazione non a pagamento) non venga applicata la norma prevista dall'articolo 2 della Finanziaria. Norma che cancella il cosiddetto diritto soggettivo al contributo statale, riconducendo la misura del contributo stesso ai fondi previsti dal bilancio statale, con riparto proporzionale tra gli aventi diritto in caso di insufficienza delle risorse. Per cui: conferma del contributo 2008 anche per il 2009, ma conferma anche della riduzione automatica del 2 per cento prevista per il 2007 e il 2008 dal decreto legge 157 del 2009. Infine, da sottolineare come, con una modifica all'articolo 2 della legge finanziaria, si conferma il diritto al contributo alle testate politiche che al 31 dicembre 2005 avevano il requisito della rappresentanza parlamentare, ma poi lo hanno perso, anche se nel frattempo abbiano mutato forma giuridica, come diceva la Finanziaria, o "siano editate da altre società comunque costituite". Il che significa, sostanzialmente, che una testata di organo o movimento politico che resti tale ma venga assorbita da altro gruppo editoriale o altra società, mantiene il diritto ai contributi. Ma è la copertura finanziaria è il punto debole del compromesso raggiunto dal Governo: vengono soppressi i contributi del 50 per cento sull'acquisto di carta per i giornali stampati fuori dalla Ue, ma soprattutto il rimborso alle radio locali dell'80 per cento delle spese per gli abbonamenti ad agenzie di informazione, e quello sulle tariffe elettriche. Restano salvi i rimborsi telefonici erogati dal Ministero dello sviluppo economico. Il tutto anche per recuperare altri 50 milioni di rimborsi postali ed evitare così che il debito con Poste aumenti ancora di più. Da una parte, si toglie alle radio per dare ai giornali; dall'altra, si evidenzia in tutta la sua drammaticità il problema del debito con Poste, che Medialaw aveva gà segnalato e che, senza questi interventi, continuerebbe a crescere di anno in anno. Un vero e proprio macigno, che allo stato impedisce al Governo di concentrare le risorse completamente sui contributi diretti, andando di fatto a finanziare, seppur indirettamente, anche i quotidiani e i periodici dei grandi gruppi editoriali, anche di quelli quotati in borsa. Entro il 30 giugno, verrà effettuato il monitoraggio della maggiore spesa prevista dall'emendamento: successivamente, un decreto del presidente del Consiglio dei ministri individuerà le risorse da stanziare. |