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Si riprende a settembre. Il Governo ha fatto un passo indietro e alla fine ha deciso di sotterrare l'ascia di guerra: il ddl sulle intercettazioni verrà esaminato dalla Commissione Giustizia e poi dall'Aula del Senato dopo la pausa estiva.
Polemiche politiche, proteste della società civile e ragioni istituzionali: un mix che alla fine ha convinto il ministro della Giustizia Alfano a non andare allo scontro. L'intervento più autorevole, quello del presidente della Repubblica, preoccupato per il clima di forte contrapposizione, ma, si dice, anche per alcune norme contenute nel testo; la sponda del presidente del Senato, preoccupato di difendere le prerogative della Camera alta, costretta, nei piani del Governo, a discutere il provvedimento in meno di un mese, a fronte dell'ampio dibattito alla Camera (durato un anno); lo sciopero indetto dai giornalisti per il 13 e 14 luglio, poi ritirato dopo il rinvio dell'esame del ddl; le manifestazioni ma soprattutto le polemiche da parte di settori della magistratura e dell'editoria; infine, il tradizionale ingorgo di disegni e decreti legge in scadenza prima delle vacanze (tra cui la manovra estiva e il Dpef). Per tutti questi motivi il ministro della Giustizia Alfano, fino a poche settimane fa deciso ad ottenere dal Senato un'approvazione rapida e senza modifiche del suo disegno di legge al Senato, ha prima negato l'intenzione del Governo di blindare il testo; e poi ha comunicato al presidente della Commissione Giustizia, Filippo Berselli, che il Governo non riteneva urgente l'esame del ddl. Alla fine è arrivato l'imprimatur della Conferenza dei capigruppo, mentre in Commissione, chiusa la discussione generale, si è deciso di avviare un ciclo di audizioni, concluso il quale sarà fissato il termine per la presentazione degli emendamenti. Dal 21 luglio prossimo, dunque, sfileranno di fronte ai commissari i vertici di Fnsi, Unci, Fieg, Osce, Anm e Unione delle Camere Penali, il procuratore nazionale Antimafia Piero Grasso, il Capo della Polizia, Antonio Manganelli, rappresentanti dei provider ed esperti di Internet. La mobilitazione perà non si ferma. Solo nelle ultime ore sono stati diffusi due appelli: uno dell'Ordine dei Giornalisti a tutti i propri iscritti per "un costante impegno a difesa della libertà di cronaca dalle limitazione imposte dalla legge Alfano"; e uno dell'Enpa (Associazione europea degli editori di quotidiani) e Fieg che in una lettera chiedono alle istituzioni comunitarie di "evitare i rischi di un'eccessiva e ingiustificata restrizione del diritto di cronaca" insita nel ddl Alfano e di "valutare l'opportunità di un official statement in difesa della libertà di stampa che ammonisca espressamente il disegno di legge italiano" (e un'analoga legge già approvata nella Repubblica ceca). |