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Anche la radio va sul digitale terrestre Stampa E-mail

Da circa un mese è in vigore il nuovo regolamento dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni per la fase di avvio delle trasmissioni radiofoniche in tecnica digitale terrestre. Rispetto al precedente regolamento, si consente a chi possiede già le licenze nazionali di diffondere in tecnica digitale anche il 50 per cento del palinsesto già irradiato; si stabilisce che chi è già titolare delle licenze in tecnica analogica possa richiedere l'autorizzazione all'irradiazione in tecnica digitale entro 4 mesi dalla data di entrata in vigore del regolamento.

Il regolamento riprende poi la distinzione tra operatori di rete e fornitori di contenuti. Questi ultimi sono tenuti a diffondere il medesimo palinsesto, i medesimi programmi e i medesimi servizi su tutto il territorio nazionale (i fornitori di contenuti in ambito locale fino a una copertura massima di 15 milioni di abitanti). La loro attività è soggetta ad autorizzazione da parte del Ministero dello sviluppo economico, che ha durata di 12 anni e deve essere richiesta per ciascun programma diffuso in tecnologia digitale. I fornitori già operanti in tecnica digitale sono abilitati a richiedere l'autorizzazione per la fornitura di programmi radiofonici numerici, impegnandosi a trasmettere in simulcast almeno il 50 per cento della programmazione diffusa in analogico, al netto della programmazione pubblicitaria che, nella fase di avvio dei mercati, può essere completamente differenziata da quella irradiata in analogico. Il termine di presentazione della domanda per l'attività di fornitore di contenuti scade il prossimo 24 aprile. Entro un mese il Ministero dovrà esprimere il proprio parere: l'autorizzazione verrà rilasciata anche in caso di silenzio-assenso.

Quanto agli operatori di rete, la novità principale è che nella fase di avvio dei mercati i diritti di uso delle radiofrequenze nazionali o locali della VHF-III (la banda su cui viaggeranno le trasmissioni: in precedenza era la T-DAB), attualmente limitate, saranno concessi esclusivamente a consorzi costituiti con quote paritetiche da almeno il 40 per cento (il 30 per l'ambito locale) delle emittenti operanti in analogico. In ogni caso, è garantita alle altre emittenti che non partecipano al capitale sociale dei consorzi la capacità necessaria ad irradiare i propri programmi con parità di trattamento. L'autorizzazione generale concessa a questi consorzi ha durata ventennale e per i primi dieci anni l'operatore di rete non dovranno pagare alcun canone. Sarà l'Autorità a pianificare e assegnare le singole frequenze, in modo da garantire un uso efficiente della risorsa radioelettrica. I blocchi saranno così suddivisi: uno alla Rai, due agli operatori di rete nazionali (in modo da raggiungere, con copertura portatile outdoor, la più elevata percentuale di popolazione), fino a 11 blocchi per gli operatori privati. Sarà comunque garantita la trasmissione in digitale dei programmi attualmente irradiati in analogico.

Gli operatori di rete dovranno realizzare entro due anni dall'assegnazione delle frequenze la copertura portatile outdoor di almeno il 40 per cento della popolazione dell'area interessata (nazionale o locale), garantendo parità di trattamento a tutti i fornitori di contenuti. Resta ferma la possibilità di accordi di interconnessione tra operatori di rete. Infine, l'Autorità consente l'impiego di frequenze terrestri anche a emittenti satellitari, ma solo per coprire zone in cui la copertura satellitare è scarsa o assente. Più in generale, sarà proprio l'Autorità a suddividere il territorio nazionale in bacini d'utenza e sub bacini d'utenza per le diffisioni locali, a individuare le frequenze assegnabili e ad attivare gli impianti, nelle sole aree già interessate dal passaggio completo al digitale terrestre

 
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