Legge 12 giugno 1990, n. 146 - Norme sull'esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali e sulla salvaguardia dei diritti della persona costituzionalmente tutelati. Istituzione della Commissione di garanzia dell'attuazione della legge.
Articolo
1.
1. Ai fini della presente legge sono considerati servizi pubblici essenziali, indipendentemente dalla natura giuridica del rapporto di lavoro, anche se svolti in regime di concessione o mediante convenzione, quelli volti a garantire il godimento dei diritti della persona, costituzionalmente tutelati, alla vita, alla salute, alla libertà ed alla sicurezza, alla libertà di circolazione, all'assistenza e previdenza sociale, all'istruzione ed alla libertà di comunicazione.
2. Allo scopo di contemperare l'esercizio del diritto
di sciopero con il godimento dei diritti della persona, costituzionalmente
tutelati, di cui al comma 1, la presente legge dispone le regole da rispettare e
le procedure da seguire in caso di conflitto collettivo, per assicurare
l'effettività, nel loro contenuto essenziale, dei diritti medesimi, in
particolare nei seguenti servizi e limitatamente all'insieme delle prestazioni
individuate come indispensabili ai sensi dell'articolo 2:
a) per quanto
concerne la tutela della vita, della salute, della libertà e della sicurezza
della persona, dell'ambiente e del patrimonio storico-artistico: la sanità;
l'igiene pubblica; la protezione civile; la raccolta e lo smaltimento dei
rifiuti urbani e di quelli speciali, tossici e nocivi; le dogane, limitatamente
al controllo su animali e su merci deperibili; l'approvvigionamento di energie,
prodotti energetici, risorse naturali e beni di prima necessità, nonché la
gestione e la manutenzione dei relativi impianti, limitatamente a quanto attiene
alla sicurezza degli stessi; l'amministrazione della giustizia, con particolare
riferimento a provvedimenti restrittivi della libertà personale ed a quelli
cautelari ed urgenti, nonché ai processi penali con imputati in stato di
detenzione; i servizi di protezione ambientale e di vigilanza sui beni
culturali;
b) per quanto concerne la tutela della libertà di
circolazione: i trasporti pubblici urbani ed extraurbani autoferrotranviari,
ferroviari, aerei, aeroportuali e quelli marittimi limitatamente al collegamento
con le isole;
c) per quanto concerne l'assistenza e la previdenza sociale,
nonché gli emolumenti retributivi o comunque quanto economicamente necessario al
soddisfacimento delle necessità della vita attinenti a diritti della persona
costituzionalmente garantiti: i servizi di erogazione dei relativi importi anche
effettuati a mezzo del servizio bancario;
d) per quanto
riguarda l'istruzione: l'istruzione pubblica, con particolare riferimento
all'esigenza di assicurare la continuità dei servizi degli asili nido, delle
scuole materne e delle scuole elementari, nonché lo svolgimento degli scrutini
finali e degli esami, e l'istruzione universitaria, con particolare riferimento
agli esami conclusivi dei cicli di istruzione;
e) per
quanto riguarda la libertà di comunicazione: le poste, le telecomunicazioni
e l'informazione radiotelevisiva pubblica.
Articolo
2.
1. Nell'àmbito
dei servizi pubblici essenziali indicati nell'articolo 1 il diritto di sciopero
è esercitato nel rispetto di misure dirette a consentire l'erogazione delle
prestazioni indispensabili per garantire le finalità di cui al comma 2 dell'articolo
1, con un preavviso minimo non inferiore a quello previsto nel comma 5 del presente
articolo. I soggetti che proclamano lo sciopero hanno l'obbligo di comunicare
per iscritto, nel termine di preavviso, la durata e le modalità di attuazione,
nonché le motivazioni, dell'astensione collettiva dal lavoro. La comunicazione
deve essere data sia alle amministrazioni o imprese che erogano il servizio,
sia all'apposito ufficio costituito presso l'autorità competente ad adottare
l'ordinanza di cui all'articolo 8, che ne cura la immediata trasmissione alla
Commissione di garanzia di cui all'articolo 12
(Comma così modificato dall'art. 1, legge 11 aprile 2000, n. 83. La Corte costituzionale,
con sentenza 27 maggio 1996, n. 171, ha dichiarato l'illegittimità del presente
comma nella parte in cui non prevede, nel caso dell'astensione collettiva dall'attività
giudiziaria degli avvocati e dei procuratori legali, l'obbligo d'un congruo
preavviso e di un ragionevole limite temporale dell'astensione e non prevede
altresì gli strumenti idonei a individuare e assicurare le prestazioni essenziali,
nonché le procedure e le misure conseguenziali nell'ipotesi di inosservanza).
2. Le
amministrazioni e le imprese erogatrici dei servizi, nel rispetto del diritto
di sciopero e delle finalità indicate dal comma 2 dell'articolo 1, ed in relazione
alla natura del servizio ed alle esigenze della sicurezza, nonché alla salvaguardia
dell'integrità degli impianti, concordano, nei contratti collettivi o negli
accordi di cui al decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni,
nonché nei regolamenti di servizio, da emanare in base agli accordi con le rappresentanze
del personale di cui all'articolo 47 del medesimo decreto legislativo n. 29
del 1993, le prestazioni indispensabili che sono tenute ad assicurare, nell'àmbito
dei servizi di cui all'articolo 1, le modalità e le procedure di erogazione
e le altre misure dirette a consentire gli adempimenti di cui al comma 1 del
presente articolo. Tali misure possono disporre l'astensione dallo sciopero
di quote strettamente necessarie di lavoratori tenuti alle prestazioni ed indicare,
in tal caso, le modalità per l'individuazione dei lavoratori interessati ovvero
possono disporre forme di erogazione periodica e devono altresì indicare intervalli
minimi da osservare tra l'effettuazione di uno sciopero e la proclamazione del
successivo, quando ciò sia necessario ad evitare che, per effetto di scioperi
proclamati in successione da soggetti sindacali diversi e che incidono sullo
stesso servizio finale o sullo stesso bacino di utenza, sia oggettivamente compromessa
la continuità dei servizi pubblici di cui all'articolo 1. Nei predetti contratti
o accordi collettivi devono essere in ogni caso previste procedure di raffreddamento
e di conciliazione, obbligatorie per entrambe le parti, da esperire prima della
proclamazione dello sciopero ai sensi del comma 1. Se non intendono adottare
le procedure previste da accordi o contratti collettivi, le parti possono richiedere
che il tentativo preventivo di conciliazione si svolga: se lo sciopero ha rilievo
locale, presso la prefettura, o presso il comune nel caso di scioperi nei servizi
pubblici di competenza dello stesso e salvo il caso in cui l'amministrazione
comunale sia parte; se lo sciopero ha rilievo nazionale, presso la competente
struttura del Ministero del lavoro e della previdenza sociale. Qualora le prestazioni
indispensabili e le altre misure di cui al presente articolo non siano previste
dai contratti o accordi collettivi o dai codici di autoregolamentazione, o se
previste non siano valutate idonee, la Commissione di garanzia adotta, nelle
forme di cui all'articolo 13, comma 1, lettera a), la provvisoria regolamentazione
compatibile con le finalità del comma 3. Le amministrazioni e le imprese erogatrici
dei servizi di trasporto sono tenute a comunicare agli utenti, contestualmente
alla pubblicazione degli orari dei servizi ordinari, l'elenco dei servizi che
saranno garantiti comunque in caso di sciopero e i relativi orari, come risultano
definiti dagli accordi previsti al presente comma (Comma così
modificato dall'art. 1, legge 11 aprile 2000, n. 83).
3. I soggetti che promuovono lo sciopero con riferimento ai servizi pubblici essenziali di cui all'articolo 1 o che vi aderiscono, i lavoratori che esercitano il diritto di sciopero, le amministrazioni e le imprese erogatrici dei servizi sono tenuti all'effettuazione delle prestazioni indispensabili, nonché al rispetto delle modalità e delle procedure di erogazione e delle altre misure di cui al comma 2.
4. La Commissione di cui all'articolo 12 valuta l'idoneità delle prestazioni individuate ai sensi del comma 2. A tale scopo, le determinazioni pattizie ed i regolamenti di servizio nonché i codici di autoregolamentazione e le regole di condotta vengono comunicati tempestivamente alla Commissione a cura delle parti interessate.
5. Al fine di consentire all'amministrazione o all'impresa erogatrice del servizio di predisporre le misure di cui al comma 2 ed allo scopo altresì, di favorire lo svolgimento di eventuali tentativi di composizione del conflitto e di consentire all'utenza di usufruire di servizi alternativi, il preavviso di cui al comma 1 non può essere inferiore a dieci giorni. Nei contratti collettivi, negli accordi di cui al decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni, nonché nei regolamenti di servizio da emanare in base agli accordi con le rappresentanze del personale di cui all'articolo 47 del medesimo decreto legislativo n. 29 del 1993 e nei codici di autoregolamentazione di cui all'articolo 2-bis della presente legge possono essere determinati termini superiori (Comma così modificato dall'art. 1, legge 11 aprile 2000, n. 83. La Corte costituzionale, con sentenza 27 maggio 1996, n. 171, ha dichiarato l'illegittimità del presente comma nella parte in cui non prevede, nel caso dell'astensione collettiva dall'attività giudiziaria degli avvocati e dei procuratori legali, l'obbligo d'un congruo preavviso e di un ragionevole limite temporale dell'astensione e non prevede altresì gli strumenti idonei a individuare e assicurare le prestazioni essenziali, nonché le procedure e le misure conseguenziali nell'ipotesi di inosservanza).
6. Le amministrazioni o le imprese erogatrici dei servizi di cui all'articolo 1 sono tenute a dare comunicazione agli utenti, nelle forme adeguate, almeno cinque giorni prima dell'inizio dello sciopero, dei modi e dei tempi di erogazione dei servizi nel corso dello sciopero e delle misure per la riattivazione degli stessi; debbono, inoltre, garantire e rendere nota la pronta riattivazione del servizio, quando l'astensione dal lavoro sia terminata. Salvo che sia intervenuto un accordo tra le parti ovvero vi sia stata una richiesta da parte della Commissione di garanzia o dell'autorità competente ad emanare l'ordinanza di cui all'articolo 8, la revoca spontanea dello sciopero proclamato, dopo che é stata data informazione all'utenza ai sensi del presente comma, costituisce forma sleale di azione sindacale e viene valutata dalla Commissione di garanzia ai fini previsti dall'articolo 4, commi da 2 a 4-bis. Il servizio pubblico radiotelevisivo è tenuto a dare tempestiva diffusione a tali comunicazioni, fornendo informazioni complete sull'inizio, la durata, le misure alternative e le modalità dello sciopero nel corso di tutti i telegiornali e giornali radio. Sono inoltre tenuti a dare le medesime informazioni i giornali quotidiani e le emittenti radiofoniche e televisive che si avvalgano di finanziamenti o, comunque, di agevolazioni tariffarie, creditizie o fiscali previste da leggi dello Stato. Le amministrazioni e le imprese erogatrici dei servizi hanno l'obbligo di fornire tempestivamente alla Commissione di garanzia che ne faccia richiesta le informazioni riguardanti gli scioperi proclamati ed effettuati, le revoche, le sospensioni ed i rinvii degli scioperi proclamati, e le relative motivazioni, nonché le cause di insorgenza dei conflitti. La violazione di tali obblighi viene valutata dalla Commissione di garanzia ai fini di cui all'articolo 4, comma 4-sexies. (Comma così modificato dall'art. 1 legge 11 aprile 2000, n. 83)
7. Le disposizioni del presente articolo in tema di preavviso minimo e di indicazione della durata non si applicano nei casi di astensione dal lavoro in difesa dell'ordine costituzionale, o di protesta per gravi eventi lesivi dell'incolumità e della sicurezza dei lavoratori.
Articolo
2-bis.
1. L'astensione collettiva dalle prestazioni, a fini di protesta o di rivendicazione di categoria, da parte di lavoratori autonomi, professionisti o piccoli imprenditori, che incida sulla funzionalità dei servizi pubblici di cui all'articolo 1, é esercitata nel rispetto di misure dirette a consentire l'erogazione delle prestazioni indispensabili di cui al medesimo articolo. A tale fine la Commissione di garanzia di cui all'articolo 12 promuove l'adozione, da parte delle associazioni o degli organismi di rappresentanza delle categorie interessate, di codici di autoregolamentazione che realizzino, in caso di astensione collettiva, il contemperamento con i diritti della persona costituzionalmente tutelati di cui all'articolo 1. Se tali codici mancano o non sono valutati idonei a garantire le finalità di cui al comma 2 dell'articolo 1, la Commissione di garanzia, sentite le parti interessate nelle forme previste dall'articolo 13, comma 1, lettera a), delibera la provvisoria regolamentazione. I codici di autoregolamentazione devono in ogni caso prevedere un termine di preavviso non inferiore a quello indicato al comma 5 dell'articolo 2, l'indicazione della durata e delle motivazioni dell'astensione collettiva, ed assicurare in ogni caso un livello di prestazioni compatibile con le finalità di cui al comma 2 dell'articolo 1. In caso di violazione dei codici di autoregolamentazione, fermo restando quanto previsto dal comma 3 dell'articolo 2, la Commissione di garanzia valuta i comportamenti e adotta le sanzioni di cui all'articolo 4
(Articolo aggiunto dall'art. 2, comma 1, legge 11 aprile 2000, n. 83)
Articolo
3.
1. Quando lo sciopero riguardi i servizi di trasporto da e per le isole, le imprese erogatrici dei servizi sono tenute a garantire, d'intesa con le organizzazioni sindacali e in osservanza di quanto previsto al comma 2 dell'articolo 2, le prestazioni indispensabili per la circolazione delle persone nel territorio nazionale e per il rifornimento delle merci necessarie per l'approvvigionamento delle popolazioni, nonché per la continuità delle attività produttive nei servizi pubblici essenziali relativamente alle prestazioni indispensabili di cui all'articolo 2, dandone comunicazione agli utenti con le modalità di cui al comma 6 dell'articolo 2.
Articolo
4.
1. I lavoratori
che si astengono dal lavoro in violazione delle disposizioni dei commi 1 e 3
dell'articolo 2 o che, richiesti dell'effettuazione delle prestazioni di cui
al comma 2 del medesimo articolo, non prestino la propria consueta attività,
sono soggetti a sanzioni disciplinari proporzionate alla gravità dell'infrazione,
con esclusione delle misure estintive del rapporto o di quelle che comportino
mutamenti definitivi dello stesso. In caso di sanzioni disciplinari di carattere
pecuniario, il relativo importo è versato dal datore di lavoro all'Istituto
nazionale della previdenza sociale, gestione dell'assicurazione obbligatoria
per la disoccupazione involontaria (Comma così modificato dall'art. 3, legge
11 aprile 2000, n. 83).
2. Nei
confronti delle organizzazioni dei lavoratori che proclamano uno sciopero, o
ad esso aderiscono in violazione delle disposizioni di cui all'articolo 2, sono
sospesi i permessi sindacali retribuiti ovvero i contributi sindacali comunque
trattenuti dalla retribuzione, ovvero entrambi, per la durata dell'astensione
stessa e comunque per un ammontare economico complessivo non inferiore a lire
5.000.000 e non superiore a lire 50.000.000 tenuto conto della consistenza associativa,
della gravità della violazione e della eventuale recidiva, nonché della gravità
degli effetti dello sciopero sul servizio pubblico. Le medesime organizzazioni
sindacali possono altresì essere escluse dalle trattative alle quali partecipino
per un periodo di due mesi dalla cessazione del comportamento. I contributi
sindacali trattenuti sulla retribuzione sono devoluti all'Istituto nazionale
della previdenza sociale, gestione dell'assicurazione obbligatoria per la disoccupazione
involontaria
(Comma così modificato dall'art. 3, legge 11 aprile 2000, n. 83.
La Corte costituzionale, con sentenza 24 febbraio 1995, n. 57, ha dichiarato l'illegittimità
del presente comma, nella parte in cui non prevede che la sospensione dei benefici di ordine
patrimoniale ivi previsti avvenga su indicazione della Commissione di cui all'art.
12 della presente legge).
3. Comma abrogato dall'art. 3, legge 11
aprile 2000, n. 83.
4. I dirigenti responsabili delle amministrazioni pubbliche e i legali rappresentanti delle imprese e degli enti che erogano i servizi pubblici di cui all'articolo 1, comma 1, che non osservino le disposizioni previste dal comma 2 dell'articolo 2 o gli obblighi loro derivanti dagli accordi o contratti collettivi di cui allo stesso articolo 2, comma 2, o dalla regolazione provvisoria della Commissione di garanzia, o che non prestino correttamente l'informazione agli utenti di cui all'articolo 2, comma 6, sono soggetti alla sanzione amministrativa pecuniaria da lire 5.000.000 a lire 50.000.000, tenuto conto della gravità della violazione, dell'eventuale recidiva, dell'incidenza di essa sull'insorgenza o sull'aggravamento di conflitti e del pregiudizio eventualmente arrecato agli utenti. Alla medesima sanzione sono soggetti le associazioni e gli organismi rappresentativi dei lavoratori autonomi, professionisti o piccoli imprenditori, in solido con i singoli lavoratori autonomi, professionisti o piccoli imprenditori, che aderendo alla protesta si siano astenuti dalle prestazioni, in caso di violazione dei codici di autoregolamentazione di cui all'articolo 2-bis, o della regolazione provvisoria della Commissione di garanzia e in ogni altro caso di violazione dell'articolo 2, comma 3. Nei casi precedenti, la sanzione viene applicata con ordinanza-ingiunzione della direzione provinciale del lavoro-sezione ispettorato del lavoro (Comma così sostituito dall'art. 3, legge 11 aprile 2000, n. 83).
4-bis.
Qualora le sanzioni previste ai commi 2 e 4 non risultino applicabili, perché
le organizzazioni sindacali che hanno promosso lo sciopero o vi hanno aderito
non fruiscono dei benefìci di ordine patrimoniale di cui al comma 2 o non partecipano
alle trattative, la Commissione di garanzia delibera in via sostitutiva una
sanzione amministrativa pecuniaria a carico di coloro che rispondono legalmente
per l'organizzazione sindacale responsabile, tenuto conto della consistenza
associativa, della gravità della violazione e della eventuale recidiva, nonché
della gravità degli effetti dello sciopero sul servizio pubblico, da un minimo
di lire 5.000.000 ad un massimo di lire 50.000.000. La sanzione viene applicata
con ordinanza-ingiunzione della direzione provinciale del lavoro-sezione ispettorato
del lavoro (Comma aggiunto dall'art. 3, legge
11 aprile 2000, n. 83)
4-ter.
Le sanzioni di cui al presente articolo sono raddoppiate nel massimo se l'astensione
collettiva viene effettuata nonostante la delibera di invito della Commissione
di garanzia emanata ai sensi dell'articolo 13, comma 1, lettere c), d), e) ed
h) (Comma aggiunto dall'art. 3, legge 11
aprile 2000, n. 83)
4-quater.
Su richiesta delle parti interessate, delle associazioni degli utenti rappresentative
ai sensi della legge 30 luglio 1998, n. 281, delle autorità nazionali o locali
che vi abbiano interesse o di propria iniziativa, la Commissione di garanzia
apre il procedimento di valutazione del comportamento delle organizzazioni sindacali
che proclamano lo sciopero o vi aderiscono, o delle amministrazioni e delle
imprese interessate, ovvero delle associazioni o organismi di rappresentanza
dei lavoratori autonomi, professionisti o piccoli imprenditori, nei casi di
astensione collettiva di cui agli articoli 2 e 2-bis. L'apertura del procedimento
viene notificata alle parti, che hanno trenta giorni per presentare osservazioni
e per chiedere di essere sentite. Decorso tale termine e comunque non oltre
sessanta giorni dall'apertura del procedimento, la Commissione formula la propria
valutazione e, se valuta negativamente il comportamento, tenuto conto anche
delle cause di insorgenza del conflitto, delibera le sanzioni ai sensi del presente
articolo, indicando il termine entro il quale la delibera deve essere eseguita
con avvertenza che dell'avvenuta esecuzione deve essere data comunicazione alla
Commissione di garanzia nei trenta giorni successivi, cura la notifica della
delibera alle parti interessate e, ove necessario, la trasmette alla direzione
provinciale del lavoro-sezione ispettorato del lavoro competente (Comma
aggiunto dall'art. 3, legge 11 aprile 2000, n. 83)
4-quinquies.
L'INPS trasmette trimestralmente alla Commissione di garanzia i dati conoscitivi
sulla devoluzione dei contributi sindacali per gli effetti di cui al comma 2
(Comma
aggiunto dall'art. 3, legge 11 aprile 2000, n. 83)
4-sexies.
I dirigenti responsabili delle amministrazioni pubbliche ed i legali rappresentanti
degli enti e delle imprese che nel termine indicato per l'esecuzione della delibera
della Commissione di garanzia non applichino le sanzioni di cui al presente
articolo, ovvero che non forniscano nei successivi trenta giorni le informazioni
di cui all'articolo 2, comma 6, sono soggetti ad una sanzione amministrativa
pecuniaria da lire 400.000 a lire 1.000.000 per ogni giorno di ritardo ingiustificato.
La sanzione amministrativa pecuniaria viene deliberata dalla Commissione di
garanzia tenuto conto della gravità della violazione e della eventuale recidiva,
ed applicata con ordinanza-ingiunzione della direzione provinciale del lavoro-sezione
ispettorato del lavoro, competente per territorio (Comma aggiunto
dall'art. 3, legge 11 aprile 2000, n. 83)
Articolo
5.
1. Le amministrazioni o le imprese erogatrici di servizi di cui all'articolo 1 sono tenute a rendere pubblico tempestivamente il numero dei lavoratori che hanno partecipato allo sciopero, la durata dello stesso e la misura delle trattenute effettuate secondo la disciplina vigente.
Articolo
6.
Aggiunge due commi all'art. 28, legge 20 maggio 1970, n. 300,
Articolo
7.
1. La disciplina di cui all'articolo 28 della legge 20 maggio 1970, n. 300, si applica anche in caso di violazione di clausole concernenti i diritti e l'attività del sindacato contenute negli accordi di cui al decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni e nei contratti collettivi di lavoro, che disciplinano il rapporto di lavoro nei servizi di cui alla presente legge
(Articolo così modificato dall'art. 5, legge 11 aprile 2000, n. 83)
Articolo 7-bis
1. Le associazioni degli utenti riconosciute ai fini
della legge 30 luglio 1998, n. 281, sono legittimate ad agire in giudizio ai
sensi dell'articolo 3 della citata legge, in deroga alla procedura di
conciliazione di cui al comma 3 dello stesso articolo, anche al solo fine di
ottenere la pubblicazione, a spese del responsabile, della sentenza che accerta
la violazione dei diritti degli utenti, limitatamente ai casi
seguenti:
a) nei confronti delle organizzazioni sindacali
responsabili, quando lo sciopero sia stato revocato dopo la comunicazione
all'utenza al di fuori dei casi di cui all'articolo 2, comma 6, e quando venga
effettuato nonostante la delibera di invito della Commissione di garanzia di
differirlo ai sensi dell'articolo 13, comma 1, lettere c), d), e) ed h), e da
ciò consegua un pregiudizio al diritto degli utenti di usufruire con certezza
dei servizi pubblici;
b) nei
confronti delle amministrazioni, degli enti o delle imprese che erogano i servizi
di cui all'articolo 1, qualora non vengano fornite adeguate informazioni agli
utenti ai sensi dell'articolo 2, comma 6, e da ciò consegua un pregiudizio al
diritto degli utenti di usufruire dei servizi pubblici secondo standard di qualità
e di efficienza
(Articolo aggiunto dall'art. 6, legge 11 aprile 2000, n. 83).
Articolo
8.
1. Quando sussista il fondato pericolo di un pregiudizio grave e imminente ai diritti della persona costituzionalmente tutelati di cui all'articolo 1, comma 1, che potrebbe essere cagionato dall'interruzione o dalla alterazione del funzionamento dei servizi pubblici di cui all'articolo 1, conseguente all'esercizio dello sciopero o a forme di astensione collettiva di lavoratori autonomi, professionisti o piccoli imprenditori, su segnalazione della Commissione di garanzia ovvero, nei casi di necessità e urgenza, di propria iniziativa, informando previamente la Commissione di garanzia, il Presidente del Consiglio dei ministri o un Ministro da lui delegato, se il conflitto ha rilevanza nazionale o interregionale, ovvero, negli altri casi, il prefetto o il corrispondente organo nelle regioni a statuto speciale, informati i presidenti delle regioni o delle province autonome di Trento e di Bolzano, invitano le parti a desistere dai comportamenti che determinano la situazione di pericolo, esperiscono un tentativo di conciliazione, da esaurire nel più breve tempo possibile, e se il tentativo non riesce, adottano con ordinanza le misure necessarie a prevenire il pregiudizio ai diritti della persona costituzionalmente tutelati di cui all'articolo 1, comma 1.
2. L'ordinanza può disporre il differimento dell'astensione collettiva ad altra data, anche unificando astensioni collettive già proclamate, la riduzione della sua durata ovvero prescrivere l'osservanza da parte dei soggetti che la proclamano, dei singoli che vi aderiscono e delle amministrazioni o imprese che erogano il servizio, di misure idonee ad assicurare livelli di funzionamento del servizio pubblico compatibili con la salvaguardia dei diritti della persona costituzionalmente tutelati di cui all'articolo 1, comma 1. Qualora la Commissione di garanzia, nella sua segnalazione o successivamente, abbia formulato una proposta in ordine alle misure da adottare con l'ordinanza al fine di evitare il pregiudizio ai predetti diritti, l'autorità competente ne tiene conto. L'ordinanza é adottata non meno di quarantotto ore prima dell'inizio dell'astensione collettiva, salvo che sia ancora in corso il tentativo di conciliazione o vi siano ragioni di urgenza, e deve specificare il periodo di tempo durante il quale i provvedimenti dovranno essere osservati dalle parti.
3. L'ordinanza viene portata a conoscenza dei destinatari mediante comunicazione da effettuare, a cura dell'autorità che l'ha emanata, ai soggetti che promuovono l'azione, alle amministrazioni o alle imprese erogatrici del servizio ed alle persone fisiche i cui nominativi siano eventualmente indicati nella stessa, nonché mediante affissione nei luoghi di lavoro, da compiere a cura dell'amministrazione o dell'impresa erogatrice. Dell'ordinanza viene altresì data notizia mediante adeguate forme di pubblicazione sugli organi di stampa, nazionali o locali, o mediante diffusione attraverso la radio e la televisione.
4. Dei provvedimenti adottati ai sensi del presente articolo, il Presidente del Consiglio dei ministri dà comunicazione alle Camere
(Articolo così sostituito
dall'art. 7, legge 11 aprile 2000, n. 83).
Articolo
9.
1. L'inosservanza
da parte dei singoli prestatori di lavoro, professionisti o piccoli imprenditori
delle disposizioni contenute nell'ordinanza di cui all'articolo 8 è assoggettata
alla sanzione amministrativa pecuniaria per ogni giorno di mancata ottemperanza,
determinabile, con riguardo alla gravità dell'infrazione ed alle condizioni
economiche dell'agente, da un minimo di lire 500.000 ad un massimo di lire 1.000.000.
Le organizzazioni dei lavoratori, le associazioni e gli organismi di rappresentanza
dei lavoratori autonomi, professionisti e piccoli imprenditori, che non ottemperano
all'ordinanza di cui all'articolo 8 sono puniti con la sanzione amministrativa
pecuniaria da lire 5.000.000 a lire 50.000.000 per ogni giorno di mancata ottemperanza,
a seconda della consistenza economica dell'organizzazione, associazione o organismo
rappresentativo e della gravità delle conseguenze dell'infrazione. Le sanzioni
sono irrogate con decreto della stessa autorità che ha emanato l'ordinanza e
sono applicate con ordinanza-ingiunzione della direzione provinciale del lavoro-sezione
ispettorato del lavoro (Comma così modificato dall'art. 8, L. 11 aprile 2000,
n. 83. Vedi, anche, l'art. 16 della stessa legge).
2. In caso di inosservanza delle disposizioni contenute nell'ordinanza di cui all'articolo 8 i preposti al settore nell'àmbito delle amministrazioni, degli enti o delle imprese erogatrici di servizi sono soggetti alla sanzione amministrativa della sospensione dall'incarico, ai sensi dell'articolo 20, comma primo, della legge 24 novembre 1981, n. 689, per un periodo non inferiore a trenta giorni e non superiore a un anno.
3. Le somme percepite ai sensi del comma 1 sono devolute all'Istituto nazionale della previdenza sociale, gestione dell'assicurazione obbligatoria per la disoccupazione involontaria.
4. Le sanzioni sono irrogate con decreto dalla stessa autorità che ha emanato l'ordinanza. Avverso il decreto è proponibile impugnazione ai sensi degli articoli 22 e seguenti della legge 24 novembre 1981, n. 689.
Articolo
10.
1. I soggetti che promuovono lo sciopero, le amministrazioni, le imprese e i singoli prestatori di lavoro destinatari del provvedimento, che ne abbiano interesse, possono promuovere ricorso contro l'ordinanza prevista dall'articolo 8, comma 2, nel termine di sette giorni dalla sua comunicazione o, rispettivamente, dal giorno successivo a quello della sua affissione nei luoghi di lavoro, avanti al tribunale amministrativo regionale competente. La proposizione del ricorso non sospende l'immediata esecutività dell'ordinanza.
2. Se ricorrono fondati motivi il tribunale amministrativo regionale, acquisite le deduzioni delle parti, nella prima udienza utile, sospende il provvedimento impugnato anche solo limitatamente alla parte in cui eccede l'esigenza di salvaguardia di cui all'articolo 8, comma 1.
Articolo
11.
1. Sono abrogati gli articoli 330 e 333 del codice penale.
Articolo
12.
1. È istituita una Commissione di garanzia dell'attuazione della legge, al fine di valutare l'idoneità delle misure volte ad assicurare il contemperamento dell'esercizio del diritto di sciopero con il godimento dei diritti della persona, costituzionalmente tutelati, di cui al comma 1 dell'articolo 1.
2. La
Commissione è composta da nove membri, scelti, su designazione dei Presidenti
della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, tra esperti in materia
di diritto costituzionale, di diritto del lavoro e di relazioni industriali,
e nominati con decreto del Presidente della Repubblica; essa può avvalersi della
consulenza di esperti di organizzazione dei servizi pubblici essenziali interessati
dal conflitto, nonché di esperti che si siano particolarmente distinti nella
tutela degli utenti. La Commissione si avvale di personale, anche con qualifica
dirigenziale, delle amministrazioni pubbliche in posizione di comando o fuori
ruolo, adottando a tale fine i relativi provvedimenti. Per i dipendenti pubblici
si applica la disposizione di cui all'articolo 17, comma 14, della legge 15
maggio 1997, n. 127. La Commissione individua, con propria deliberazione, i
contingenti di personale di cui avvalersi nel limite massimo di trenta unità.
Il personale in servizio presso la Commissione in posizione di comando o fuori
ruolo conserva lo stato giuridico e il trattamento economico fondamentale delle
amministrazioni di provenienza, a carico di queste ultime. Allo stesso personale
spettano un'indennità nella misura prevista per il personale dei ruoli della
Presidenza del Consiglio dei ministri, nonché gli altri trattamenti economici
accessori previsti dai contratti collettivi nazionali di lavoro. I trattamenti
accessori gravano sul fondo di cui al comma 5. Non possono far parte della Commissione
i parlamentari e le persone che rivestano altre cariche pubbliche elettive,
ovvero cariche in partiti politici, in organizzazioni sindacali o in associazioni
di datori di lavoro, nonché coloro che abbiano comunque con i suddetti organismi
ovvero con amministrazioni od imprese di erogazione di servizi pubblici rapporti
continuativi di collaborazione o di consulenza
(Comma così modificato da ultimo dall'art. 9, legge 11 aprile
2000, n. 83).
3. La Commissione elegge nel suo seno il presidente; è nominata per sei anni e i suoi membri possono essere confermati una sola volta. (Comma così modificato dall'art. 1, legge 26 febbraio 2010, n. 25)
4. La Commissione stabilisce le modalità del proprio funzionamento. Acquisisce, anche mediante audizioni, dati e informazioni dalle pubbliche amministrazioni, dalle organizzazioni sindacali e dalle imprese, nonché dalle associazioni degli utenti dei servizi pubblici essenziali. Può avvalersi, altresì, delle attività del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro (CNEL), nonché di quelle degli Osservatori del mercato del lavoro e dell'Osservatorio del pubblico impiego.
5. La
Commissione provvede all'autonoma gestione delle spese relative al proprio funzionamento,
nei limiti degli stanziamenti previsti da un apposito fondo istituito a tale
scopo nel bilancio dello Stato. Il rendiconto della gestione finanziaria è soggetto
al controllo della Corte dei conti. Le norme dirette a disciplinare la gestione
delle spese, anche in deroga alle disposizioni sulla contabilità generale dello
Stato, sono approvate con decreto del Presidente della Repubblica da emanarsi
ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta
del Presidente del Consiglio dei ministri di concerto con il Ministro del tesoro,
sentita la predetta Commissione (Comma così sostituito
dall'art. 17, legge 15 maggio 1997, n. 127).
6. All'onere
derivante dall'attuazione del presente articolo, pari a lire 2.300 milioni per
ciascuno degli anni 1990, 1991 e 1992, si provvede mediante corrispondente riduzione
dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 1990-1992, al capitolo
6856 dello stato di previsione del Ministero del tesoro per l'anno 1990 all'uopo
utilizzando l'accantonamento «Norme dirette a garantire il funzionamento dei
servizi pubblici essenziali nell'àmbito della tutela del diritto di sciopero
e istituzione della Commissione per le relazioni sindacali nei servizi pubblici».
Il Ministro del tesoro è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti
variazioni di bilancio
.
Articolo
13.
1. La Commissione:
a) valuta, anche
di propria iniziativa, sentite le organizzazioni dei consumatori e degli utenti
riconosciute ai fini dell'elenco di cui alla legge 30 luglio 1998, n. 281, che
siano interessate ed operanti nel territorio di cui trattasi, le quali possono
esprimere il loro parere entro il termine stabilito dalla Commissione medesima,
l'idoneità delle prestazioni indispensabili, delle procedure di raffreddamento e
conciliazione e delle altre misure individuate ai sensi del comma 2
dell'articolo 2 a garantire il contemperamento dell'esercizio del diritto di
sciopero con il godimento dei diritti della persona costituzionalmente tutelati,
di cui al comma 1 dell'articolo 1, e qualora non le giudichi idonee sulla base
di specifica motivazione, sottopone alle parti una proposta sull'insieme delle
prestazioni, procedure e misure da considerare indispensabili. Le parti devono
pronunciarsi sulla proposta della Commissione entro quindici giorni dalla
notifica. Se non si pronunciano, la Commissione, dopo avere verificato, in
seguito ad apposite audizioni da svolgere entro il termine di venti giorni,
l'indisponibilità delle parti a raggiungere un accordo, adotta con propria
delibera la provvisoria regolamentazione delle prestazioni indispensabili, delle
procedure di raffreddamento e di conciliazione e delle altre misure di
contemperamento, comunicandola alle parti interessate, che sono tenute ad
osservarla agli effetti dell'articolo 2, comma 3, fino al raggiungimento di un
accordo valutato idoneo. Nello stesso modo la Commissione valuta i codici di
autoregolamentazione di cui all'articolo 2-bis, e provvede nel caso in cui
manchino o non siano idonei ai sensi della presente lettera. La Commissione, al
fine della provvisoria regolamentazione di cui alla presente lettera, deve
tenere conto delle previsioni degli atti di autoregolamentazione vigenti in
settori analoghi o similari nonché degli accordi sottoscritti nello stesso
settore dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul
piano nazionale. Nella provvisoria regolamentazione, le prestazioni
indispensabili devono essere individuate in modo da non compromettere, per la
durata della regolamentazione stessa, le esigenze fondamentali di cui
all'articolo 1; salvo casi particolari, devono essere contenute in misura non
eccedente mediamente il 50 per cento delle prestazioni normalmente erogate e
riguardare quote strettamente necessarie di personale non superiori mediamente
ad un terzo del personale normalmente utilizzato per la piena erogazione del
servizio nel tempo interessato dallo sciopero, tenuto conto delle condizioni
tecniche e della sicurezza. Si deve comunque tenere conto dell'utilizzabilità di
servizi alternativi o forniti da imprese concorrenti. Quando, per le finalità di
cui all'articolo 1, é necessario assicurare fasce orarie di erogazione dei
servizi, questi ultimi devono essere garantiti nella misura di quelli
normalmente offerti e pertanto non rientrano nella predetta percentuale del 50
per cento. Eventuali deroghe da parte della Commissione, per casi particolari,
devono essere adeguatamente motivate con specifico riguardo alla necessità di
garantire livelli di funzionamento e di sicurezza strettamente occorrenti
all'erogazione dei servizi, in modo da non compromettere le esigenze
fondamentali di cui all'articolo 1. I medesimi criteri previsti per la
individuazione delle prestazioni indispensabili ai fini della provvisoria
regolamentazione costituiscono parametri di riferimento per la valutazione, da
parte della Commissione, dell'idoneità degli atti negoziali e di
autoregolamentazione. Le delibere adottate dalla Commissione ai sensi della
presente lettera sono immediatamente trasmesse ai Presidenti delle
Camere;
b) esprime il proprio giudizio sulle questioni
interpretative o applicative dei contenuti degli accordi o codici di
autoregolamentazione di cui al comma 2 dell'articolo 2 e all'articolo 2-bis per
la parte di propria competenza su richiesta congiunta delle parti o di propria
iniziativa. Su richiesta congiunta delle parti interessate, la Commissione può
inoltre emanare un lodo sul merito della controversia. Nel caso in cui il
servizio sia svolto con il concorso di una pluralità di amministrazioni ed
imprese la Commissione può convocare le amministrazioni e le imprese
interessate, incluse quelle che erogano servizi strumentali, accessori o
collaterali, e le rispettive organizzazioni sindacali, e formulare alle parti
interessate una proposta intesa a rendere omogenei i regolamenti di cui al comma
2 dell'articolo 2, tenuto conto delle esigenze del servizio nella sua
globalità;
c) ricevuta la comunicazione di cui all'articolo 2, comma
1, può assumere informazioni o convocare le parti in apposite audizioni, per
verificare se sono stati esperiti i tentativi di conciliazione e se vi sono le
condizioni per una composizione della controversia, e nel caso di conflitti di
particolare rilievo nazionale può invitare, con apposita delibera, i soggetti
che hanno proclamato lo sciopero a differire la data dell'astensione dal lavoro
per il tempo necessario a consentire un ulteriore tentativo di mediazione;
(La Corte costituzionale, con sentenza 24 febbraio 1995, n. 57, ha
dichiarato l'illegittimità della presente lettera, nella parte in cui non
prevede che la segnalazione della Commissione sia effettuata anche ai fini
previsti dal comma 2 dell'art. 4 della presente legge)
d) indica
immediatamente ai soggetti interessati eventuali violazioni delle disposizioni
relative al preavviso, alla durata massima, all'esperimento delle procedure
preventive di raffreddamento e di conciliazione, ai periodi di franchigia, agli
intervalli minimi tra successive proclamazioni, e ad ogni altra prescrizione
riguardante la fase precedente all'astensione collettiva, e può invitare, con
apposita delibera, i soggetti interessati a riformulare la proclamazione in
conformità alla legge e agli accordi o codici di autoregolamentazione differendo
l'astensione dal lavoro ad altra data;
e) rileva
l'eventuale concomitanza tra interruzioni o riduzioni di servizi pubblici
alternativi, che interessano il medesimo bacino di utenza, per effetto di
astensioni collettive proclamate da soggetti sindacali diversi e può invitare i
soggetti la cui proclamazione sia stata comunicata successivamente in ordine di
tempo a differire l'astensione collettiva ad altra data;
f) segnala
all'autorità competente le situazioni nelle quali dallo sciopero o astensione
collettiva può derivare un imminente e fondato pericolo di pregiudizio ai
diritti della persona costituzionalmente tutelati di cui all'articolo 1, comma
1, e formula proposte in ordine alle misure da adottare con l'ordinanza di cui
all'articolo 8 per prevenire il predetto pregiudizio;
g) assume
informazioni dalle amministrazioni e dalle imprese erogatrici di servizi di cui
all'articolo 1, che sono tenute a fornirle nel termine loro indicato, circa
l'applicazione delle delibere sulle sanzioni ai sensi dell'articolo 4, circa gli
scioperi proclamati ed effettuati, le revoche, le sospensioni e i rinvii di
scioperi proclamati; nei casi di conflitto di particolare rilievo nazionale, può
acquisire dalle medesime amministrazioni e imprese, e dalle altre parti
interessate, i termini economici e normativi della controversia e sentire le
parti interessate, per accertare le cause di insorgenza dei conflitti, ai sensi
dell'articolo 2, comma 6, e gli aspetti che riguardano l'interesse degli utenti;
può acquisire dall'INPS, che deve fornirli entro trenta giorni dalla richiesta,
dati analitici relativamente alla devoluzione dei contributi sindacali per
effetto dell'applicazione delle sanzioni previste dall'articolo
4;
h) se rileva comportamenti delle amministrazioni o imprese
che erogano i servizi di cui all'articolo 1 in evidente violazione della
presente legge o delle procedure previste da accordi o contratti collettivi o
comportamenti illegittimi che comunque possano determinare l'insorgenza o
l'aggravamento di conflitti in corso, invita, con apposita delibera, le
amministrazioni o le imprese predette a desistere dal comportamento e ad
osservare gli obblighi derivanti dalla legge o da accordi o contratti
collettivi;
i) valuta, con la procedura prevista dall'articolo 4, comma
4-quater, il comportamento delle parti e se rileva eventuali inadempienze o
violazioni degli obblighi che derivano dalla presente legge, degli accordi o
contratti collettivi sulle prestazioni indispensabili, delle procedure di
raffreddamento e conciliazione e delle altre misure di contemperamento, o dei
codici di autoregolamentazione, di cui agli articoli 2, commi 1 e 2, e 2-bis,
considerate anche le cause di insorgenza del conflitto, delibera le sanzioni
previste dall'articolo 4 e, per quanto disposto dal comma 1 dell'articolo 4,
prescrive al datore di lavoro di applicare le sanzioni
disciplinari;
l) assicura forme adeguate e tempestive di pubblicità delle
proprie delibere, con particolare riguardo alle delibere di invito di cui alle
lettere c) d), e) ed h), e può richiedere la pubblicazione nella Gazzetta
Ufficiale di comunicati contenenti gli accordi o i codici di
autoregolamentazione di àmbito nazionale valutati idonei o le eventuali
provvisorie regolamentazioni da essa deliberate in mancanza di accordi o codici
idonei. Le amministrazioni e le imprese erogatrici di servizi hanno l'obbligo di
rendere note le delibere della Commissione, nonché gli accordi o contratti
collettivi di cui all'articolo 2, comma 2, mediante affissione in luogo
accessibile a tutti;
m) riferisce ai Presidenti delle Camere, su richiesta dei
medesimi o di propria iniziativa, sugli aspetti di propria competenza dei
conflitti nazionali e locali relativi a servizi pubblici essenziali, valutando
la conformità della condotta tenuta dai soggetti collettivi ed individuali,
dalle amministrazioni e dalle imprese, alle norme di autoregolamentazione o alle
clausole sulle prestazioni indispensabili;
n) trasmette gli
atti e le pronunce di propria competenza ai Presidenti delle Camere e al
Governo, che ne assicura la divulgazione tramite i mezzi di informazione
(Articolo così sostituito dall'art. 10, legge 11 aprile 2000, n. 83).
Articolo
14.
1. Nell'ipotesi di dissenso tra le organizzazioni sindacali dei lavoratori su clausole specifiche concernenti l'individuazione o le modalità di effettuazione delle prestazioni indispensabili di cui al comma 2 dell'articolo 2, la Commissione di cui all'articolo 12, di propria iniziativa ovvero su proposta di una delle organizzazioni sindacali che hanno preso parte alle trattative, o su richiesta motivata dei prestatori di lavoro dipendenti dall'amministrazione o impresa erogatrice del servizio, indìce, sempre che valuti idonee, ai fini di cui al comma 2 dell'articolo 1, le clausole o le modalità controverse oggetto della consultazione e particolarmente rilevante il numero dei lavoratori interessati che ne fanno richiesta, una consultazione tra i lavoratori interessati sulle clausole cui si riferisce il dissenso, indicando le modalità di svolgimento, ferma restando la valutazione di cui all'articolo 13, comma 1, lettera a). La consultazione si svolge entro i quindici giorni successivi alla sua indizione, fuori dell'orario di lavoro, nei locali dell'impresa o dell'amministrazione interessata. L'Ispettorato provinciale del lavoro competente per territorio sovraintende allo svolgimento della consultazione e cura che essa venga svolta con modalità che assicurino la segretezza del voto e garantiscano la possibilità di prendervi parte a tutti gli aventi diritto. La Commissione formula, per altro, la propria proposta sia nell'ipotesi in cui persista, dopo l'esito della consultazione, il disaccordo tra le organizzazioni sindacali, sia nel caso in cui valuti non adeguate le misure Individuate nel contratto od accordo eventualmente stipulato dopo la consultazione stessa.
(Articolo
così modificato dall'art. 11, legge 11 aprile 2000, n. 83).
Articolo
15.
Sostituisce il quinto comma dell'art. 11, legge 29 marzo 1983, n. 93,
Articolo
16.
1. Le clausole di cui al comma 2 dell'articolo 2 della presente legge restano in vigore fino ad eventuale specifica disdetta comunicata almeno sei mesi prima della scadenza dei contratti collettivi o degli accordi di cui alla legge 29 marzo 1983, n. 93.
Articolo
17.
Articolo abrogato dall'art. 12, legge 11 aprile 2000, n. 83.
Articolo
18.
1.
Sostituisce i commi ottavo e nono dell'art. 6, legge 29 marzo 1983, n. 93.
2. In deroga all'articolo 17, comma 1, lettera e), della legge 23 agosto 1988, n. 400, per l'emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica di cui al comma ottavo dell'articolo 6 della legge 23 marzo 1983, n. 93, così come sostituito dal comma 1 del presente articolo, non è previsto il parere del Consiglio di Stato.
Articolo
19.
1. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge le parti provvedono a stipulare i contratti collettivi e a sottoscrivere gli accordi di cui al comma 2 dell'articolo 2.
2. Fino a quando non vi abbiano provveduto, le parti stesse, in caso di astensione collettiva dal lavoro, devono comunque attenersi a quanto previsto dal comma 1 dell'articolo 2.
Articolo
20.
1. Resta
in ogni caso fermo, per gli aspetti ivi diversamente disciplinati, quanto già
previsto in materia dal decreto del Presidente della Repubblica 13 febbraio
1964, n. 185, e dalla legge 23 maggio 1980, n. 242. Resta inoltre fermo quanto
previsto dall'articolo 2 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza,
approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e dall'articolo 38 della
legge 8 giugno 1990, n. 142, e successive modificazioni, nonché dalla legge
11 luglio 1978, n. 382, e dalla legge 1° aprile 1981, n. 121 (Comma
così modificato dall'art. 13, legge 11 aprile 2000, n. 83).
1-bis.
Ai fini della presente legge si considerano piccoli imprenditori i soggetti
indicati all'articolo 2083 del codice civile (Comma aggiunto dall'art.
14, legge 11 aprile 2000, n. 83).
Articolo
20-bis.
1. Contro le deliberazioni della Commissione di garanzia in materia di sanzioni é ammesso ricorso al giudice del lavoro
(Articolo aggiunto dall'art. 15, legge 11 aprile
2000, n. 83).