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Calabrò: subito le riforme di Rai, editoria e par condicio Stampa E-mail

Par condicio, Rai ed editoria. Sono queste le tre riforme che Corrado Calabrò, presidente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ha chiesto al Parlamento presentando la relazione annuale dell'organismo da lui presieduto.

Un anno intenso per l'Autorità con tanti successi, a partire dall'avvio del passaggio al digitale, che anzi andrebbe accelerato, passando per la riforma di Audiradio, l'attuazione della legge sulla vendita centralizzata dei diritti tv del calcio e il nuovo Registro degli operatori di comunicazione, per finire con il costante monitoraggio del rispetto delle regole su pubblicità e limiti antitrust. Nella presentazione, Calabrò ha disegnato il programma di lavoro dei prossimi mesi e ha pungolato politici e giornalisti a fare la propria parte per un sistema dei mass media moderno e plurale.

Par condicio: nel ribadire l'esigenza di una riforma delle leggi sulla campagna elettorale, già evidenziata lo scorso anno, Calabrò parte da un dato indiscutibile: rispetto all'ultima riforma, quella del 2000, il quadro politico e mediatico è profondamente cambiato. L'esperienza e gli indici di ascolto indicano che il convincimento degli elettori si forma nei programmi di informazione, più che di comunicazione politica. In altre parole, "Porta a porta" sposta più voti delle "Tribune politiche". Il principio di parità di accesso ai mezzi di informazione, però, mal si attaglia a programmi che approfondiscono argomenti di stretta attualità.
Di qui la necessità di una riforma.

Qualità dell'informazione nei tg: "Emerge - scrive Calabrò - un problema di completezza e obiettività dell'informazione, specie nei telegiornali, anche fuori dal periodo elettorale". E' anche per questo che per il quarto anno consecutivo, l'Agcom chiede una riforma della Rai, "irrinunciabile se non altro per dare alla gestione maggiore efficienza e alle testate maggiore indipendenza dalla politica". Non solo: il presidente dell'Authority lamenta l'eccessiva presenza nei nostri tg di fatti di cronaca nera. "La Tv è una finestra aperta sul pianeta - si legge nella relazione - la nostra è spesso una finestra sul cortile. E' ripiegata sui fatti di casa nostra, speci di cronaca nera. E' una grande tv locale". Tra le linee guida per il nuovo contratto di servizio della Rai che l'Autorità emanerà nei prossimi mesi ci sarà perciò l'obbligo di investire una parte delle risorse derivanti dal canone per migliorare la qualità dell'informazione. Infine, Calabrò pone l'accento sul nuovo codice deontologico sulla rappresentazione dei processi in tv, definito "un modello di successo, da ripetere. La buona informazione è quella che nasce dal rispetto della deontologia professionale".

Passaggio al digitale: lo switch-off totale in Sardegna e quello parziale in Campania, Lazio, Piemonte e Valle d'Aosta dimostrano che il modello "a macchia di leopardo" funziona. E funziona talmente bene che Calabrò propone addirittura un'accelerazione che conduca allo spegnimento totale del segnale analogico ancor prima della data finale del novembre 2012, soprattutto per non aumentare il digital divide tra Sud e resto d'Italia (Calabria e Sicilia dovrebbero infatti essere le ultime regioni a passare al digitale). Il tutto con la massima cautela dovuta all'impatto del nuovo sistema sulle abitudine e sulle tasche dei cittadini ("il passaggio al digitale deve essere accettato dalla popolazione, non subito": vanno confermati, dunque, sia gli incentivi economici per l'acquisto di decoder, sia le mirate campagne informative in collaborazione con Comuni, Province e Regioni). Quanto al sistema televisivo, anche dalle parole del presidente dell'Autorità sembra definitivamente tramontata l'annosa questione del duopolio: lo certificano sia il sorpasso di Sky su Mediaset (il gruppo satellitare è oggi il secondo per ricavi, dietro alla Rai), sia la definitiva chiusura della procedura comunitaria d'infrazione aperta per il caso Europa7. "Mediaset e Rai ridurranno le le loro reti da 5 a 4; anche Telecom Italia scenderà a 3. Le altre emittenti nazionali manterranno invece le loro reti, compresa Europa7. Alle tv locali è stato assegnato un terzo delle risorse trasmissivi disponibili" la sintesi di Calabrò. La gara per l'assegnazione del dividendo digitale di 5 multiplex individuato dalla delibera 181/09 dello scorso aprile e recepito nella legge comunitaria farà il resto.

La radio digitale: l'Agcom intende rompere gli indugi. I tempi sono maturi per il passaggio alla tecnica digitale anche in questo settore. Concluso positivamente il tavolo tecnico con tutti gli operatori, l'Autorità approverà "entro breve tempo" il nuovo regolamento. In contemporanea, verrà predisposto il catasto delle frequenze radiofoniche, ultimo passaggio di una riforma complessiva del sistema iniziata nell'anno appena concluso con gli interventi su Aufiradio e sui sistemi di rilevazione degli indici di ascolto.

Editoria: di fronte alla contrazione dei ricavi da pubblicità, l'Agcom sta "monitorando con particolare attenzione la destinazione alla stampa del 60 per cento delle spese per attività di comunicazione istituzionale da parte delle Amministrazioni pubbliche, a cominciare dai Ministeri, per invertire una tendenza che desta preoccupazione" e procedere alle eventuali sanzioni. L'effettiva destinazione di tali risorse alla stampa quotidiana e periodica, infatti, è importante per il riequilibrio della pubblicità a favore del settore e per consentire i necessari investimenti. Quanto all'exit strategy dalla crisi, anche in questo settore la ricetta di Calabrò è una sola: più qualità, soprattutto a fronte della massa di notizie indiscriminate e grezze che si riversano ogni minuto da Internet. Ma la riforma, in Italia, è ancora ai blocchi di partenza. Il presidente dell'Authority, allora, rilancia la vecchia idea degli Stati generali dell'editoria, che già in Francia hanno avuto successo, partorendo idee interessanti, come l'abbonamento gratuito a un quotidiano per i neodiciottenni.

 
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