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Torna vicino ai livelli del 2008 il fondo per i contributi diretti all'editoria. E' entrato in vigore a inizio agosto il collegato alla Finanziaria per lo sviluppo, che all'articolo 56, introdotto al Senato con votazione bipartisan, ha aumentato di 70 milioni il capitolo del bilancio del Dipartimento per l'Informazione e l'editoria della Presidenza del Consiglio destinato al finanziamento della legge 250 del 1990. Il fondo ammonta ora a 120 milioni, solamente 20 in meno dello scorso anno.
Come si ricorderà, la manovra triennale approvata lo scorso anno dal Governo ha ridotto di circa 184 milioni il fondo per gli interventi dell'editoria, che il Ministero delle Finanze mette a disposizione del Dipartimento. Il Governo era riuscito ad accantonare 50 milioni per i cosiddetti contributi diretti, quelli elargiti a organi di partito, fondazioni e onlus e alle cooperative giornalistiche. Grazie però all'incremento di un punto percentuale della Robin Tax, i piccoli editori possono tirare un sospiro di sollievo, considerando che altri 70 milioni sono stati stanziati per il 2010. La legge ha anche stabilito una volta per tutte che il regolamento di delegificazione che riordinerà la materia, previsto dall'articolo 44 del decreto legge 112 del 2008 e di cui Medialaw ha anticipato i contenuti in esclusiva, entrerà in vigore a decorrere dal bilancio di esercizio delle imprese beneficiarie successivo a quello della sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Restano dunque senza copertura solo i rimborsi postali, praticamente annullati rispetto allo scorso anno. Lo stesso articolo 56 prevede comunque una rideterminazione delle tariffe agevolate, già prevista dalla bozza di regolamento. Il rimborso a Poste italiane, infatti, sarà calcolato sulla differenza tra la tariffa convenzionata più favorevole per gli editori e la tariffa agevolata. Il messaggio è chiaro: il Governo intende "salvare" i contributi diretti a scapito di quelli indiretti, che com'è noto riguardano tutti i gruppi editoriali, anche quelli più grandi. I contributi all'editoria hanno come scopo quello di preservare il pluralismo informativo, evitando la chiusura di giornali che per la loro scarsa diffusione non riescono a competere con gli investimenti dei grandi editori. I contributi indiretti, invece, vanno ad ingrossare proprio i bilanci di imprese addirittura quotate in borsa, drenando verso la grande editoria risorse di cui non dovrebbe aver bisogno. La scelta del Governo è stata così drastica. I fondi destinati ai rimborsi a Poste italiane sono stati ridotti a un livello poco più che simbolico: appena un milione di euro contro i 105 del 2008. Non è stata però abrogato il decreto legge 353 del 2003, che prevede il rimborso. Lo Stato, dunque, accumula debiti verso Poste italiane. Viene così riprodotta la situazione che ha portato già nel 2006 alla rateizzazione in dieci anni del debito già allora contratto, e che costringe ogni anno il Dipartimento per l'editoria ad accantonare circa 45 milioni di euro. Non solo: Poste ha già aumentato le tariffe, dapprima del 4 per cento alla fine dello scorso anno e poi, autorizzata dal collegato fiscale alla Finanziaria 2008 (decreto legge 159 del 2007), dal 1 aprile scorso di un ulteriore percentuale che per i piccoli editori (quelli che beneficiano di un rimborso inferiore al milione) è dell'8,6 per cento, per i grandi del 15 per cento, percentuali che si alzano rispettivamente al 27 e 48 per cento per il settore del no profit. Per quanto, dunque, la si voglia tirare, la coperta è sempre corta. Nell'ultimo bilancio, Poste italiane iscrive a credito per agevolazioni tariffarie ben 632 milioni di euro, aumentati di altri 186 milioni nei primi sei mesi del 2009. L'ultima relazione semestrale segnala che "l'importo della agevolazioni non trova copertura nel bilancio dell'Amministrazione debitrice", ma anche che "ferma restando la pienezza del titolo e dei diritti vantati dall'azienda, la liquidazione potrà aver luogo solo a seguito di specifici provvedimenti che definiscano modalità e tempi per l'adeguamento delle risorse necessarie". Gli interessi sul debito dello Stato viaggiano al ritmo di circa 16 milioni di euro l'anno. Forse la rideterminazione, che era già presente nel regolamento di delegificazione, consentirà di limitare che il debito arrivi, nei prossimi due anni, alla quota di un miliardo. Ma presto o tardi sarà necessario rimettere mano anche al decreto legge del 2003, per evitare la beffa che i contributi diretti servano a pagare le spedizioni in abbonamento postale. |