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Europeana, l'Ue e il copyright nell'era dell'e-book Stampa E-mail
La Commissione europea ha aperto fino al 15 novembre prossimo una consultazione pubblica sul diritto d'autore nell'era dell'e-book. L'iniziativa nasce dal successo di Europeana, la biblioteca digitale inaugurata dall'Ue nel novembre dello scorso anno e arrivata, in 10 mesi, a contare quasi 5 milioni di testi, carte geografiche, fotografie e clip video disponibili gratuitamente per tutti gli internauti: un numero che la Commissione vuole raddoppiare entro il 2010.

Obiettivo non facile da raggiungere per due motivi. Innanzitutto perché non tutti i Paesi membri hanno collaborato all'iniziativa. Basti pensare che quasi la metà delle opere presenti su Europeana viene dalla Francia, seguita dalla Germania (15 per cento) e dall'Olanda (8 per cento). L'Italia è all'ottavo posto, con appena l'1,2 per cento. In secondo luogo, la mancata armonizzazione delle diverse legislazioni in materia di copyright crea numerosi problemi. Attualmente, infatti, Europeana contiene solo opere non protette da diritto d'autore, ma non opere esaurite (quelle non più in commercio, il 90 per cento di quelle presenti nelle biblioteche nazionali europee) né opere orfane, ossia quelle protette ma il cui autore non può essere identificato. Alcune legislazioni limitano poi lo sfruttamento delle opere ai confini nazionali, come dimostra il ritiro da Europeana di alcune fotografie immesse da un aggregatore francese perché la legge ne consentiva la diffusione solo in Francia. Infine, la Commissione lamenta la pretesa, da parte di editori e istituzioni culturali, di accampare diritti anche sulle copie digitali di opere in pubblico dominio (sulla base del costo sopportato per la digitalizzazione). Pretesa che potrebbe anche essere legittima, considerando la mancata armonizzazione a livello europeo del livello di originalità necessario per il riconoscimento del diritto d'autore su un'opera letteraria (armonizzazione che è stata invece raggiunta per fotografie, banche dati e software).

Il pericolo è quello che viene definito "il buco nero del ventesimo secolo": il rischio cioè che le biblioteche on line contengano solo opere dei secoli precedenti e non anche più recenti. Per evitarlo, la Commissione segnala alcune soluzioni. In Germania e in Olanda, ad esempio, editori e istituzioni hanno già avviato consultazioni per arrivare alla digitalizzazione delle opere (soprattutto esaurite, o le copie più vecchie dei giornali) dietro pagamento di un corrispettivo. Gallica, il sito della Biblioteca nazionale francese, oltre alle opere di pubblico dominio, mette a disposizione del pubblico anche un'anteprima di quelle protette, insieme al link al sito dell'editore, dove gli utenti possono poi acquistare il libro.

Sullo sfondo c'è il progetto della biblioteca mondiale di Google, che si fa forte dell'accordo raggiunto con le associazioni di autori ed editori americani (digitalizzazione in cambio del 63 per cento dei ricavi del motore di ricerca), che ora il motore di ricerca vorrebbe estendere all'Europa. Incontrando però la contrarietà della Federazione europea degli editori: per ottenere il compenso, infatti, autori ed editori devono iscriversi su un apposito Registro. Di fatto, come afferma l'AIE (associazione italiana editori), questo accordo istituisce un regime speciale di gestione dei diritti a favore di una singola impresa, in contrasto con quanto stabilito dalla Convenzione di Berna sul diritto d'autore che stabilisce il consenso preventivo per qualsiasi utilizzo delle opere e che la tutela prescinda da qualsiasi registrazione. Il Consiglio dei ministri Ue ha già chiesto alla Commissione di predisporre uno studio sugli effetti dell'applicazione dell'accordo anche in Europa, studio che è tuttora in fase di redazione. Nel frattempo, in attesa dell'accordo, Google ha già rimosso dal proprio catalogo digitale le opere introvabili negli Stati Uniti ma ancora in vendita in Europa.

Circostanza che dimostra come in realtà, l'optimum sarebbe arrivare a un'armonizzazione dei limiti del diritto d'autore a livello globale. Si pensi ad esempio, che negli USA la legge stabilisce che tutte le opere pubblicare prima del 1923 siano di pubblico dominio, a prescindere dalla data di morte dell'autore. Pertanto, moltissime opere pubblicate prima di quell'anno negli USA possono essere pubblicate senza pagare alcuna licenza, ma non possono essere digitalizzate su Europeana. Per risolvere il problema, la Commissione segnala due strade: o la velocizzazione della creazione del registro delle opere orfane o esaurite oppure l'adozione anche in Europa di un sistema simile a quello americano.

 
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