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Intanto Obama "libera" l'ICANN. E l'Ue applaude... Stampa E-mail
Pochi se ne saranno accorti, ma dal 1° ottobre Internet è più libera e neutrale. Proprio mentre in Europa è in discussione il pacchetto Telecom che consentirà ai provider di restringere o limitare l'uso di applicazioni e servizi web, gli Usa vanno nella direzione opposta. E non solo approvando una serie di regole che impediscono ai fornitori di servizi ciò che la legge europea vorrebbe loro permettere, ma anche rinunciando, seppure solo in parte, al controllo dell'unica autorità globale sulla Rete: l'ICANN. E, quel che più stupisce, con il "compiacimento" della Commissione europea.

Organismo privato e no-profit fin dalla sua nascita, 11 anni fa, l'Internet Corporation for Assigned Names and Numbers gestisce le procedure di assegnazione dei DNS, ossia degli indirizzi assegnati ai server e dunque ai siti web. Materia tanto tecnica quanto delicata, perché riguarda, in definitiva, la possibilità per tutti di essere raggiungibili e riconoscibili su Internet; è dunque, precondizione del carattere democratico e aperto della Rete. Fino al 30 settembre scorso, l'ICANN svolgeva questa funzione in forza di un accordo con il Dipartimento del Commercio USA, che poteva modificare unilateralmente le decisioni della società. L'Amministrazione Obama ha deciso di non rinnovare l'accordo e di sostituirlo con una "Dichiarazione di impegni". Il Comitato consultivo governativo (GAC) composto da rappresentanti del Dipartimento USA continuerà ad avere un ruolo importante, ma la valutazione ed eventuale revisione dellì'operato dell'ICANN saranno d'ora in poi affidate a panel esterni di controllo, di cui il GAC farà ovviamente parte, insieme a esperti indipendenti e membri di altri Paesi e Governi. Inoltre, le revisioni diverranno periodiche (almeno una ogni tre anni) e saranno sottoposte a pubblico dibattito in Rete. E questo per tutti i provvedimenti dell'organismo: da quelli sulla sicurezza, stabilità e interoperabilità dei numeri e nomi a dominio, a quelli sull'adozione di estensioni sia geografiche che generiche. 

Si tratta di una riforma di importanza cruciale, per ragioni sia tecniche che politiche. E' imminente l'adozione di un nuovo protocollo, l'IPv6, che consentirà di risolvere il periodico problema dell'esaurimento degli indirizzi Internet. Inoltre, l'ICANN ha recentemente varato l'IDN (Internationalized Domain Name), grazie al quale tutte le parti di un nome a dominio potranno essere composte da caratteri in quasi tutte le lingue. In questo modo, il web diventerà pienamente accessibile in ogni parte del mondo, anche da coloro che non utilizzano (e non conoscono) l'alfabeto latino (si pensi alle popolazioni dei Paesi arabi e asiatici). Aver svincolato l'organismo, che gestirà questo processo verso una Rete utilizzabile da ogni essere umano alfabetizzato, dal controllo di un solo governo (che avrebbe potuto bloccarlo o rallentarlo) è stata una scelta obbligata per preservare la democraticità e la neutralità della Rete, e anche, almeno così sostengono i maliziosi, per evitare che Russia, India e Cina creassero infrastrutture di rete indipendenti. Era perciò ovvio che la Commissione europea esprimesse il proprio "compiacimento" per la nuova governance di Internet. Suona come una contraddizione, però, che la stessa Commissione abbia approvato il nuovo pacchetto Telecom e le norme che di fatto aboliscono la net neutrality in Europa. Misteri della geopolitica applicata al web...

 
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