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Net neutrality, il manifesto della Fcc Stampa E-mail
Sei principi generali per una Rete aperta e neutrale. E a enunciarli non è un blog, un'associazione o un movimento per la net neutrality, ma la Commissione federale per le comunicazioni del Governo degli Stati Uniti.

Il 22 ottobre scorso, la Fcc ha lanciato la pubblica consultazione su una bozza di "regolamento della Rete": 4 mesi e mezzo di dibattito rigorosamente online, al termine del quale quei principi dovranno essere tradotti in regole concrete. Il tutto mentre in Europa il nuovo pacchetto Telecom, al di là di qualche enunciazione di principio, va nella direzione esattamente opposta: un testo partorito nelle segrete stanze del Comitato di conciliazione tra Parlamento europeo e Consiglio, che consente ai provider di decidere, semplicemente informandone gli utenti e solo al fine di preservare integrità e velocità  della rete quali contenuti, servizi e applicazioni rendere pienamente disponibili

I sei principi si configurano come autentici obblighi per operatori di reti e fornitori di servizi:
1) non possono impedire agli utenti di inviare o ricevere i contenuti da loro scelti;
2) non possono impedire agli utenti di utilizzare le applicazioni o i servizi da loro scelti;
3) non possono impedire agli utenti di connettere alla Rete o utilizzare su di essa dispositivi non dannosi;
4) non possono privare gli utenti del loro diritto alla competizione e concorrenza tra network providers (operatori di rete), service providers (fornitori del servizio), application providers (fornitori di software, sistemi e applicazioni) e content providers (fornitori di contenuti);
5) dovranno trattare contenuti, applicazioni e servizi in maniera non discriminatoria;
6) dovranno fornire tutte le informazioni riguardanti la gestione della rete e le altre pratiche commerciali e tecniche che consentano l'applicazione delle regole stabilite dalla Commissione.

La rigida e totale applicazione di questi principi in realtà comporterebbe una Rete, più che libera, anarchica. La Fcc lo sa bene, e nel documento che avvia la procedura segnala che contenuti, servizi e applicazioni scelti e utilizzati dagli utenti non devono comunque essere contrari alla legge; resta perciò ferma la possibilità per i provider di contrastare in ogni modo la ricezione o l'invio di comunicazioni dannose o non volute dagli utenti (come lo spam o i virus) o non rispondenti alla legge (come il materiale pedopornografico o quello che viola il diritto d'autore).

Non solo, ma i provider hanno il diritto di limitare o ridurre la trasmissione di contenuti anche per ragioni di salute pubblica, sicurezza nazionale, o in applicazione di norme di legge. Ma il punto più delicato è quello che riguarda il bilanciamento tra il diritto degli utenti a usufruire di tutti i servizi, contenuti e applicazioni che viaggiano sulle reti a banda larga e quello delle imprese a limitare quelli meno utilizzati o più "pesanti". Si pensi al voip, che "succhia" moltissima banda, così come i servizi di e-learning o telemedicina, che inoltre non sono ancora molto diffusi. Dovranno perciò essere definite le politiche da applicare a questi servizi, per evitare da una parte che la loro disponibilità rallenti quella delle altre applicazioni, e dall'altra che gli investimenti in tali settori subiscano una contrazione. E infine, cosa ancora più importante, bisognerà individuare regole specifiche per le piattaforme mobili.

 
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